Questo è sicuramente uno degli articoli più difficili da postare e da organizzare, probabilmente è anche il più personale.
Avrei dovuto scriverlo almeno otto anni fa e sarebbe stato un testo più “di pancia”, pieno di magia e di farfalle nello stomaco. Invece, negli anni, il mio rapporto con la sella (e con chi la porta), ha attraversato più o meno le stesse fasi di un grande amore. Innamoramento, realismo, consapevolezza, infine amore profondo e gratitudine.

Un altro motivo per cui questo testo risulterà così complesso da redigere è che in 9 anni, quasi 10, ho accumulato una quantità di fotografie notevole: digitali, analogiche, cianotipi, gomme, video. E’ veramente difficile scegliere quelle che in qualche modo esprimono tappe importanti di questo lungo cammino.

Siamo tutti abituati a vedere il cavallo come un animale incredibilmente elegante, intelligente, armonioso…beh, con il tempo ho imparato che lui è sicuramente un pochino di tutto questo, e soprattutto che la storia della sua grande sensibilità è più vera di quanto io, scetticamente, non credessi. Ma più di tutto bisogna ricordare che il cavallo in realtà è UNA BISTECCA CHE CORRE, e che per quanto sia sensibile, ha un cervello molto piccolo. Se mi lasciassi meno incantare dalla sua bellezza, ricordando che la sua natura è quella di PREDA, mi risparmierei spesso qualche fatica e frustrazione. Noi umani, infatti, tendiamo ad attribuire agli animali le nostre caratteristiche e con il cavallo non facciamo differenza. Questo animale non è un filosofo, non fa ragionamenti complessi. E’ istintivo. sensibile e apprende con una grandissima facilità (quasi sempre: ma esistono anche cavalli zucconi). E’ fifone, se non gli mostriamo di cosa avere paura e di cosa fidarsi.

Per questo, nel corso del tempo, si sono sviluppate tante teorie sul suo addestramento. C’è chi per secoli l’ha visto semplicemente come un mezzo di trasporto. C’è chi lo vede come una sorta di totem intoccabile, più intelligente di qualsiasi mammifero, uomo compreso. C’è chi gli attribuisce poteri magici e chi invece lo usa semplicemente con finalità sportive: come il giocatore di una squadra che va allenato, usato e poi venduto. Potrei raccontarvi molte prospettive con cui il cavallo viene visto. Ovviamente io ho sposato quelle meno fantasiose, che lo vedono come un animale da branco, che si è evoluto come preda, e che oggi viene allevato per il lavoro da ranch e per alcune discipline sportive. Parlo di monta americana, perchè quella inglese è un mondo molto diverso che non conosco affatto.

Il cavallo merita rispetto, cura e dedizione, ma non è fragile e intollerante. Esattamente come il cane, sviluppare un rapporto con chi si prende cura di lui, compreso il muoverlo in sella, per lui è una necessità sociale. Ha bisogno di un branco, umano ed equino, e di qualcuno che si guadagni con pazienza, e soprattutto coerenza, la sua fiducia, per potersi divertire insieme. La BISTECCA CHE CORRE, non starebbe meglio in paddock. senza predatori, a mangiare e passeggiare tutto il giorno? SI certamente, ma se fai quello per cui sei nato, anche solo per un’ora al giorno, sei sicuramente più equilibrato, sano, e anche felice. E non parlo solo di cavalli.
La storia del modo in cui i cavalli ci hanno cambiato la vita inizia nel 2016. Purtroppo ci stavamo preparando a vivere un lutto importante. Dopo un anno di cure, mio padre se ne stava andando e, oltre ad essere spaesata e triste, ero anche molto preoccupata per mio figlio, che al tempo non aveva nemmeno 12 anni, che era molto legato al nonno.

La sua prima lezione di equitazione al 555 ranch fu il giorno prima del funerale e mio padre non ci vide mai andare a cavallo, nè conobbe mai la bella famiglia di amici che andavamo ad incontrare. Un grande rammarico per me.
Il posto era incredibile, bello e accogliente e divenne presto un bel diversivo alla nostra tristezza proseguendo poi nel portare entusiasmo nella vita di mio figlio e nella mia, che lo accompagnavo, passando un intero pomeriggio a settimana in campagna, all’aria aperta, in mezzo a questi animali bellissimi. Non passò molto che, con mio marito, decidemmo di prendere anche noi qualche lezione. In fondo, la monta americana di base sembrava abbastanza sicura anche per noi e così magari avremmo potuto andare in vacanza e fare passeggiate a cavallo più consapevoli.



Quello fu l’inizio di un inevitabile cambiamento che probabilmente non è ancora terminato. Dopo due anni di lezioni settimanali, mio marito si accordò con il trainer e proprietario del posto, e ci fece la sorpresa più grande delle nostre vite.
Non dimenticherò mai quando ci sedette sul divano e ci disse “Abbiamo un cavallo” e neanche quando, pochi giorni dopo, lo incotrammo per la prima volta. Un’emozione immensa. Un misto di gioia, paura, entusiasmo, senso di responsabilità.


Da quel giorno non adottammo solo un cavallo, ma un vero e proprio stile di vita, perchè i nostri ritmi iniziarono ad articolarsi tra lavoro-ranch-casa, tutti i giorni.
E ancora, non adottammo solo un cavallo, ma un’intera famiglia di amici, pro e contro, che negli anni ci ha sempre supportati, fatti riflettere, offerto nuovi punti di vista. Molti di loro sono diventati i nostri più cari amici.


Perchè la verità, l’ho capito subito, è che la fatica non è tanto di avere la responsabilità della “BISTECCA CHE CORRE”, ma anche di te stesso nei suoi confronti. Quel giorno, ognuno di noi iniziò il suo personale percorso con Edward Easter, detto Eddie. Tre persone diverse, tre rapporti diversi. Ed Eddie era ben consapevole delle nostre differenze di atteggiamento nei suoi confronti, perchè si… i cavalli sono sensibili.


Ognuno ebbe il suo modo di affrontare le cadute, rare se vogliamo e non troppo traumatiche, ma comunque segni che restano nell’orgoglio e nella sicurezza personale del tuo io equitante.
Perchè di fatto, mentre tu credi di lavorare sul cavallo, lui lavora sulla tua autostima. E credo sia proprio per questo che l’Ippoterapia funziona.

E se ci penso, anche qui ritorna ad essere un discorso di linguaggio e comunicazione. Farsi capire, chiedergli delle manovre, e vedere che le fa, lui, un bestione di 600 kg che potrebbe schiacciarti come un moscerino, ti fa sentire un dio della comunicazione. Così come, quando qualcosa non funziona, ti senti a terra. Ma come ogni storia d’amore, ci riprovi, finchè non trovi il canale giusto, E grazie a dio, in questo, non si è mai soli in un maneggio. L’istruttore ti segue, gli amici ti sostengono, si condividono gioie e dolori.
In questi anni la nostra vita è cambiata radicalmente. Eddie ci ha regalato dei momenti indimenticabili.



Passeggiate memorabili con galoppi in mezzo ai campi, in pineta, sugli argini. Ogni suo progresso è per noi una vittoria nella comunicazione.
Grazie a lui abbiamo conosciuto i nostri amici più cari. Grazie a lui siamo stati Cowboys in Wyoming.
Grazie a lui ho imparato che a uscire un pochino dalla mia zona di comfort, qualche volta si batte il culo, ma il più delle volte ti fa sentire una persona un pizzico migliore. Credo che sia anche un pochino grazie a lui che nella vita ho imparato ad essere più tollerante. Ci vuole pazienza per capire gli altri, animali o umani che siano.



Ed è stato bello fare questo percorso con mio marito e mio figlio. Ho dimostrato al più giovane che non c’è un’età in cui si smette di imparare o di mettersi in discussione e al più vecchio che siamo ancora abbastanza giovani per condividere delle vere avventure e perfino io, con le mie manie di controllo, posso mollare un po’ il colpo e farcela.
Se vogliamo dire che Eddie, con i suoi piccoli alti e bassi, ci ha resi felici, lo possiamo dire tranquillamente: ci ha resi felici.
Ad oggi, questo percorso, non è finito: ogni giorno devo affrontare le sue paure che si collegano inevitabilmente alle mie, migliorare il nostro rapporto, fare qualche passo avanti a fronte di qualche umano passo indietro.

Una nota a parte per le immagini che ho raccolto in tutti questi anni. Esse sicuramente riportano il modo in cui ho visto Eddie, e i cavalli in generale, con il passare del tempo. Da un cavallo umanizzato e puccioso a un cavallo sempre più reale…bisteccone.
Di certo, in queste foto, ha un peso importante il posto meraviglioso dove ci troviamo, che ormai è una seconda casa per noi.
Le foto più belle sono, a mio avviso, quelle analogiche, stampate in camera oscura. Riesco solo riportarle fotografandole meglio che posso. Tutte insieme testimoniano dettagli di giornate di allenamento, del contesto country in cui è inserita ormai la nostra vita ( country reale, non country romantico), qualche giornata importante, qualche momento di relax con gli amici.
Sono, come sempre, le piccole cose ad avere un significato grande. E queste foto testimoniano proprio questo: se si lavora sulle cose piccole, con pazienza e coerenza, si ottengono grandi risultati.

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