“Abbiamo i biglietti per il calcio storico!” Mi annunciò mio marito trionfante, dopo che la sua collega ci procurò i posti per questo ambito evento.

Immagino che questo entusiasmo fosse giustificato dalla particolarità della manifestazione, non avevo la minima idea, però, di quale fosse, l’entità di questa “particolarità”.

Dire ” Calcio storico” a Firenze, è molto più che dire “Rugby” a Rovigo, “Redentore” a Venezia o forse “Sartiglia” a Oristano. E’ qualcosa di viscerale per gli abitanti della città e non credo che in poche righe riuscirò mai a rendere il senso di appartenenza che ogni fiorentino sente per i rioni della città, rappresentati nei colori: Rosso (Santa Maria Novella), Azzurro (Santa Croce), Bianco ( Santo Spirito) e Verde ( San Giovanni).

Praticamente 27 colossi per squadra, mezzi nudi e in foggia medievale, si sfidano con una vera e propria lotta corpo a corpo (non è un eufemismo, se le danno di santa ragione), per portare la medievale palla di cuoio al di là di una barriera.

Momenti della partita

Prima di iniziare il massacro, un favoloso corteo accompagna i calcianti, che vengono celebrati per tutta la città. Con Silvia, la collega di mio marito, e la sua famiglia, abbiamo potuto assistere alla partita dalla curva dei rossi, nel pieno del tifo davvero sfegatato. Una vera full immersion nello spirito fiorentino. Il gioco ha origini molto antiche, nel pieno del Rinascimento, forse anche per questo i fiorentini ne vanno molto fieri.

Armi storiche in corteo per la città
In curva rossa, sotto santa Croce

Non so proprio dire se la città mi avesse già stregata al mattino, e fossi sotto uno strano incantesimo, ma mi sono ritrovata sotto la facciata della meravigliosa chiesa di Santa Croce a tifare perchè i rossi menassero i verdi a più non posso e si aggiudicassero ogni caccia (il gol, in sostanza) pestando e mietendo vittime. O forse l’incantesimo è iniziato quando tutti si sono inchinati davanti al Magnifico Messere, in rappresentanza di tutta la città. Un inchino unico, fatto da 54 omoni profondamente innamorati della loro città, tanto da stare lì a prendere botte da orbi solo per l’onore del proprio quartiere. Anzi no, non solo per l’onore: il premio della partita ha sfilato con i calcianti durante tutto il corteo e si trattava niente di meno che un bestione di chianina adeguatamente agghindato. Ai tempi in cui nacque questa tradizione era probabilmente un ricco premio.

In ogni caso, anche per me, che non amo particolarmente la violenza ma che vengo comunque da una città di mischie e sfondamenti è stato uno spettacolo coinvolgente, peculiare ed emozionante, soprattutto perchè i rossi hanno vinto 22 a 2.

Tentativo di riprendere spezzoni della partita. Botte da orbi.

Ma non credo sia stato l’inchino a catturarmi, perchè già da quel mattino,e dalla sera prima, tempo che ho dedicato a visitare la città, ero completamente inebetita dalla bellezza di questo posto.

Entrando in piazza Duomo, sul finire della giornata, quando la luce del tramonto colora di rosa i marmi bianchi e neri e la cupola di Santa Maria del Fiore ti ferisce con la sua bellezza, manca il fiato.

Scelsi di studiare Storia Moderna perchè rimasi affascinata dal periodo che va da Rinascimento al Barocco, le guerre d’Italia, la scoperta dell’America e tutto ha origine qui, soprattutto a Firenze. Il prof di Storia di allora ( il caro Prof Raimondi) mi fece apprezzare particolarmente gli equilibri politici delle famiglie Italiane, e il caro prof di Arte (un omaggio anche a lei, caro prof Traniello), ci mise il carico, facendomi innamorare del Rinascimento, della prospettiva, del Romanico, del Brunelleschi e via dicendo. Mio padre poi, amava questa città profondamente. Era uno dei pochissimi Rodigini a tifare viola, per amore di questi quattro affreschi e edifici. Non so se tutti questi ricordi personali, che hanno comunque creato la base dei miei studi, mi abbiano profondamente condizionata, ma quando ho deciso di entrare in Santa Maria Novella, dopo ben 30 anni, a vedere la Trinità del Masaccio, non pensavo che mi sarei sentita così profondamente toccata.

L’arte ha il compito di comunicare attraverso i canoni della bellezza definiti dal periodo in cui si esprime. Ma non è solo questione di bellezza, perchè ricordo di essermi sentita così anche alle Grotte di Frasassi. Certi posti, certe opere della natura o dell’uomo, risuonano così in profondità nel nostro essere, che sembra quasi una forma di comunicazione superiore, senza tempo, senza codice, senza linguaggio; basata solo sulle emozioni. Insomma così è successo che ho iniziato a piangere talmente tanto da non riuscire a fermarmi. Nemmeno dopo che gli affreschi del Ghirlandaio e il crocefisso di Giotto mi avevano un po’ distratta, tornando davanti al Masaccio, le inspiegabili lacrime si sono fermate. E non c’entra assolutamente il soggetto religioso.

Forse è il fatto che quell’affresco è un primo manifesto della prospettiva rinascimentale, forse è perchè le scelte stilistiche ne fanno qualcosa di veramente unico ( ad esempio la faccia arrabbiata di Maria, che mostra il figlio crocifisso: qualcuno dice che esprime una severa consapevolezza ma per me è proprio arrabbiata come si deve giustamente sentire, nel dolore, una madre), non so cosa mi piaccia di più.

Ciò che fa riflettere è la grandezza dell’arte, che attraversa i secoli e le vicende storiche, per riuscire a parlare a una pazza psicopatica che frigna insensatamente.

Affreschi del Ghirlandaio nella cappella Tornabuoni

Usciti, un po’ sconvolti, da Santa Maria Novella , e dopo un breve passaggio in un negozio storico lì vicino ( Officina profumeria Farmaceutica dal 1220 dove si creavano profumi e saponi per le famiglie fiorentine), abbiamo deciso di visitare il meraviglioso e purtoppo, o per fortuna mia, ignorato Palazzo Davanzati.

Oficina profumo-farmaceutica di S.M. Novella dal 1221

Si tratta di un palazzo signorile di origine trecentesca, di proprietà, nei secoli, di diverse famiglie Fiorentine, ma prevalentemente dal ‘500 all’800 della famiglia Davanzati. Il palazzo è stato conservato e restaurato così com’era nel Rinascimento, dandoci la possibilità di vedere uno spaccato della vita quotidiana di queste famiglie. Stanze affrescate come arazzi, arredi orginali, architettura tardomedievale: tutto sembra un varco spazio-temporale verso il 1400. Vale veramente la pena di andarci.

Cucina di palazzo Davanzati
Affreschi come arazzi sulle mura interne di Palazzo Davanzati

Ma Firenze è anche cultura del cibo e del vino, in ogni strada si sente odore di griglia, la fiorentina viene proposta in ogni modo a turisti inconsapevoli che se la trovano davanti ” al sangue”. E anche per noi, la serata, nonostante la giornata piena di emozioni, è trascorsa in un bel locale del centro con i colleghi di mio marito; cosa c’è di più bello che sentire parlare fiorentino gustandosi cibo tipico proprio sotto ai più bei monumenti del mondo?

Infine, prima di affrontare l’A1 scoprendo la sempre spaventosa incognita del traffico a Barberino e prima ancora di un sano e doveroso tributo al Lampredotto, siamo saliti a San Miniato in Monte, altro bellissimo monumento tardo romanico che però si trova in un punto panoramico che permette di vedere tutta Firenze dall’alto.

La cupola svetta su tutti i monumenti dell città: più bella della torre di piazza della Signoria, più maestosa di Pontevecchio e dell’Arno, più elegante, se mai fosse possibile, dei marmi bianchi e neri del battistero.

Caro Brunelleschi, te lo faccio io un grande inchino.

Fontana del Nettuno, piazza della Signoria

Cara Firenze, torno a casa con la speranza di non dover aspettare altri trent’anni prima di tornare a versare tutte le mie lacrime in Santa Maria Novella, o di passeggiare ancora per le tue vie, calpestate un tempo dai Medici e da Dante. Sogno di assaporare di nuovo le tue delizie e di sentire il tuo accento unico. Spero di rivederti presto.

E forza Rossi.