Un breve articolo per raccontare di una città che mi piace moltissimo, non troppo lontana da Rovigo.
La città di Trento si trova infatti a circa due ore di macchina da casa mia e questo weekend ne abbiamo approfittato per una gita fuori porta con i nostri cari amici, compagni di avventure, gite e vacanze.
E’ una città molto accogliente per tanti aspetti. A partire dalla viabilità e dalla possibilità di trovare parcheggi, per finire con la pulizia e l’ordine delle strade e dei quartieri urbani.
Il quartiere dove sorge il Muse, per esempio, nostro obiettivo principale, si estende in un bellissimo quartiere, chiamato da tutti ” Delle Albere”. Il nome deriva da una bellissima villa Cinquecentesca, proprio vicino allo Stadio, che si può vedere da ognuna delle grandi vetrate del Museo, che una volta si trovava esattamente alla fine di un lungo viale alberato, da pioppi, che univa la villa padronale con il resto della circolazione cittadina. In questo quartiere, poco lontanto dal cosiddetto Palazzo delle Albere, sorse nei secoli successivi, la fabbrica della Michelin e intorno ad essa un polo industriale che rimase fino alla fine del secolo scorso. Nello scorso decennio, Renzo Piano e il suo team si occuparono della riqualificazione del quartiere, all’insegna del design, della sostenibilità e del rispetto del contesto in cui si inseriva, un panorama che seppure urbano, rimane incastonato tra monti e grandi spazi verdi. Il Muse, in questo contesto, con i suoi 6 piani a vetri, si integra perfettamente aggiungendo la dinamicità delle sue forme.

Il Muse è sicuramente una fucina di percorsi e di temi scientifici, affrontati tutti con molta chiarezza nelle informazioni e nelle didascalie degli itinerari al suoi interno. Dalla parte dedicata alla Paleontologia, la storia evolutiva delle specie, lo sviluppo dei mammiferi, alla storia naturale dei vari ecosistemi parlando ovviamente di geologia, biodiversità, di bilancio ecologico, di riscaldamento globale, di inquinamento, desertificazione e sostenibilità delle risorse. Più si salgono i piani di questa struttura, più cambiano i temi, dalla geogenesi con la parte di tettonica, fino ad arrivare, al più alto, a parlare dei ghiacciai, della loro archeologia, della loro fisiologia e delle forme di vita che ospiatno. Comprensibile la scelta dell’organizzazione di obbligare i visitatori a non rimanere nella struttura più di tre ore: ci sarei rimasta tutto il giorno ma a quel punto, il traffico di persone, sarebbe ingestibile.

Anche se potrebe risultare un po’ inquietante, ho trovato molto interessante l’esposizione tassidermica di molti animali, che diversamente non potrei vedere da così vicino.


Ovviamente la parte più frequentata dal pubblico sotto i 10 anni è quella dedicata alle ere preistoriche, con la ricostruzione, basata su calchi di resina da fossili, di grandi dinosauri erbivori e della storia dell’uomo con modelli creati da specialisti paleontologi e paleoantropologi.




A questo proposito, abbiamo provato ad accedere alla visita guidata, come spesso facciamo entrando a mostre e musei, dedicata ad un pubblico adulto ( cioè non segnalata come ” per bambini da/a”) sul tema dell’Evoluzione. E’ un tema a me molto caro, fin dai primi tempi della mia frequentazione del Cicap. Trovo davvero affascinanti i meccanismi che la regolano e non avendola mai studiata veramente (a parte un bellissimo monografico su Darwin, all’esame di storia della scienza) ero elettrizzata all’idea di farmela spiegare in un posto come quello. Ma purtroppo degli abili strateghi tra i 5 e gli 8 anni, organizzando un fulmineo colpo di stato, hanno rapito la guida costringendo il suo linguaggio a termini e temi molto basici ( con quell’inflessione che di solito si dedica ai bambini, che odio proprio per motivi professionali) anche nel momento in cui si rivolgeva agli adulti. Il discorso si faceva monotematico e abbiamo capito che difficilmente avremmo abbandonato l’era jurassica con i suoi t-rex, così, con l’atteggiamento da studenti che bruciano a scuola, ci siamo dileguati appiattendoci tra le pareti del museo e ci siamo diretti verso il centro città.
Trento mi ha affascinata già in una giornata incasinata come quella dei mercatini di Natale a Dicembre. In un giorno qualunque di gennaio, mi ha proprio conquistata. La pulizia delle sue strade, la gente che passeggia per i viali, il traffico scorrevole e ben organizzato, i suoi negozietti molto commerciali e nello stesso tempo molto “montani”, non possono che far sentire il calore di un’accoglienza semplice e pulita. Un’accoglienza che solo 30 anni fa non si vedeva, in trentino. Ricordo ancora le nostre prime vacanze in Tirolo, dove “zi cena ore Zette, non ammetiamo Ritardi!”… sembrava più un sequestro che un benvenuto.
Oggi la piazza principale è sicuramente la parte più caratteristica. Intorno alla Piazza Duomo si concentrano strutture di grande valore storico. Il palazzo Pretorio con la torre Civica poco vicino, conserva il ricordo della dimora Episcopale Medievale, anche nell’aspetto esterno. La pietra è imperante e ovviamente mi mangio le mani per non aver portato la macchina analogica per terminare il mio rullino in bianco e nero: a mia discolpa, siamo partiti da Rovigo con nebbia fitta e un freddo fotonico, il mio raffreddore ha dato l’assist alla pigrizia fotografica. Me la racconto dicendo che in fondo, conta l’occhio non il mezzo. Ma i mangio comunque le mani.


Decidiamo di entrare nel Duomo di San Vigillio. Una cattedrale di origine romanica che sorge sulle rovine della stessa Basilica Paleocristiana. Qui, il vescovo dell’avamposto romano, decise di deporre, intorno al V secolo, le spoglie di due maritri cristiani, uccisi per aver cercato di evangelizare la val di Non, e in seguito, fece raccogliere qui il suo stesso corpo. Da quel momento la basilica divenne una vera e propria basilica cimiteriale, che ospitó i resti dei vescovi, ma non solo, anche persone semplici (fu trovata un’iscrizione in una nicchia funeraria, che parla del corpo del custode della cattedrale).

Davvero bella la storia di tutti i rifacimenti e gli ammodernamenti della chiesa nel corso dei secoli, fino alla costruzione dell’attuale cattedrale, tra Cinquecento e Seicento.
La piazza però ospita ancora due meravigliose prospettive: quella sulla fontana del Nettuno, più recente rispetto ai monumenti circostanti, e quella che vede, esattamente davanti al duomo, le facciate affrescate di tre meravigliose abitazioni Nobiliari, completamente decorate un tempo, che sovrastano i portici che danno sull’antica porta Veronese,
Si tratta di Casa Balduini, fine ‘400, con i suoi meravigliosi decori affrescati: fregi di foglie, frutta, fronde e onde si susseguono su tutta la facciata in monocromia, creado un’effetto davvero elegante e caratteristico

Ancora più particolari sono però Casa Cazuffi e casa Rella: i 4 piani che sovrastano i portici sono completamente affrescati, a colori, con figure metaforiche e mitologiche.


Anche il resto della città sembra intonarsi a questi edifici meravigliosi

Tra questi palazzi, franchising conosciuti, negozi di commercio equosolidale, vetrine in stile dolomiti, prodotti tipici dapperttutto, piccoli bar e ristoranti acchiappaturisti, tutti con le sedie impellicciate e stufe per dehor dei giorni più freddi. Le passeggiate sono piacevoli perchè tutta la zona centrale è ztl.
Insomma, si può dire che Trento sia una città altamente fotogenica e ordinata. Ma oltre a questo offre la possiilità di esplorare percorsi scientific, storici, naturalistici e di shopping.
Qualunque di questi percorsi scegliate, mi racccomando, fatelo in buona compagnia, perché, come al solito, non c’è niente di meglio che condividere con dei buoni amici del tempo di qualità.


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