Ecco due scatti ai quali sono molto affezionata.
La stagione teatrale di Adria, dello scorso anno, è stata decisamente istruttiva per me.
L’esperienza è stata positiva non solo per ciò che riguarda la fotografia di scena in sé, quanto per l’avermi portata a vedere diversi spettacoli, ed essendoci stata prima di allora solo per un paio di “concerti”, il senso di sorpresa ha fatto il resto.
Molti danno per scontato che basti andare in teatro con un buon mezzo e scattare.
Ho imparato invece, grazie soprattutto a chi mi ha fatto un po’ da cicerone in questo genere, che la fotografia di scena è sicuramente uno dei settori più soggettivi della disciplina.
Quando scattare? Come inquadrare? Scena o dettagli? Movimento o staticità? Buio o luce?
Ed è anche quella più condizionata dai fattori ambientali: qui non si tratta di scegliere gli iso in base alle condizioni del cielo, qui le luci cambiano di scena in scena o restano anche sempre uguali e sta a chi scatta renderle coinvolgenti.
Fino a che non mi sono messa alla prova in teatro, grazie alla collaborazione del nostro sempre attivo Fotoclub con il comune di Adria, non ho potuto comprendere esattamente che genere di fotografa io fossi. O meglio, ancora non sono nulla.
Non so cosa mi esprime meglio, non ho ancora provato tutto. Tuttavia la fotografia di scena mi ha dato un’idea del percorso che posso fare per arrivare agli obiettivi che mi prefiggerò man mano, rimanendo fedele a uno stile che sia il mio.
O forse è proprio ciò che mi interessa, che mi coinvolge, che è andato definendosi e che continua a definirsi attraverso gli approfondimenti, compresa la fotografia di scena.
Trovarmi a seguire un ballerino con l’occhio attaccato al mirino, per scattare solo nel momento in cui, a mio parere, avesse espresso al meglio il suo ruolo, osservare la gestualità di un attore per catturarne il gesto più ricco di pathos, leggere le luci in modo tale da valorizzare ciò che accade sul palco, sono tutte cose che ovviamente non ho fatto al meglio, non essendo una professionista, ma sono quelle che servono per ESPRIMERE un messaggio, in questo caso dell’artista in scena. Alla fine è quello che vorrei io: vorrei che la mia fotografia fosse comunicazione.
![Comp_Roma [640x480]](https://cristinavisentin.wordpress.com/wp-content/uploads/2010/03/comp_roma-640x480.jpg?w=200)
E non so quanto ci metterò a far parlare i miei scatti, ma lì è dove voglio arrivare. Uno scatto rubato ad uno dei balletti più belli della stagione: Il bolero di Ravel.
Una compagnia di Roma, che ha messo in scena quest’opera in chiave moderna e ha fatto parlare i corpi dei ballerini in un dialogo dal ritmo sempre più serrato, fino al gran finale.
Desdemona nella notte prima di morire. Al buio della stanza (un’illuminazione da brividi) riflette sulla sorte che sta toccando al suo matrimonio e al suo amato.
![Desde [640x480]](https://cristinavisentin.wordpress.com/wp-content/uploads/2010/03/desde-640x480.jpg?w=200)

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