Incroci.
Ricordo uno dei tanti tormentoni tra le discussioni con una vecchia amica quando ero ragazzina:
quante sono le persone che non lasciano un segno nella nostra vita e che incrociamo ogni giorno?
La nostra vita è fatta di mille situazioni, mille fatti, mille gruppi sociali diversi. A volte si incrociano, a volte restano separati per anni, creando dei tasselli che si uniscono solo nel puzzle che ognuno di noi compone individualmente.
Come al solito è la fotografia che mi fa riflettere sui SEGNI delle immagini, non per forza scattate, quelle che compongono la mia vita quotidiana.
Sto leggendo una splendida raccolta di Saggi di Roberta Valtorta, che mi sta facendo innamorare della Staged Photography, la fotografia allestita, la realtà costruita per dare un messaggio.
Ecco cosa dice un pezzo sul quale mi sono soffermata oggi:
“… In un mondo che tende a comunicare sempre e tutto in tempo reale, addizionando cosa a cosa e incrociando significati senza più individuarne gerarchie di tipo storico, tendenzialmente ormai senza porre differenze di tipo ideologico, com’è possibile identificare i momenti decisivi? Come scegliere luci speciali, scene altamente simboliche? Come esibire una presa di possesso della realtà quando la virtualità chiede strada?”
Effettivamente ormai è a posteriori che interpretiamo i nostri segni.
In un mondo di linguaggi quello verbale, più istantaneo, si è ridimensionato?
Quante persone incontriamo che magari non hanno una parte importante nei nostri rapporti ma le loro parole ci toccano o ci segnano in qualche modo? E’ la loro posizione più libera dagli altri “incroci di significati” che ci permette di comprenderne meglio il messaggio?
E quando qualcuno prende l’incrocio in direzione opposta alla nostra, ci viene da pensare che se ciò che ha lasciato è stata una traccia importante, prima o poi ci sarà un altro incrocio che ce la farà re-incontrare.
Se la virtualità chiede strada, come dice la Valtorta (con il suo splendido libro che consiglio a tutti gli appassionati di saggistica fotografica “Volti della Fotografia”, ed. Skira) l’avvento di facebook e di tutti questi mezzi di comunicazione non può essere il sintomo della necessità di continuare i rapporti e non di stabilirli?
La gente trascura quanto anche il web sia una rete di incroci che permette alla fine di tornare indietro a vedere quale fosse, realmente, il momento decisivo dei segni passati.
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Agosto 23, 2010 alle 8:16 am
Come non citare “La strada non presa” di Robert Frost