Ultimamente alcuni amici mi stuzzicano incitandomi alla polemica per il fatto che collaboro attivamente con il cicap.
Intanto, cos’è il cicap? Comitato Nazionale per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale.
Più lungo da citare che a spiegare. Di solito la frase che spiega meglio di cosa si tratta alla gente che ti domanda giusto per cortesia cosa sia il cicap, è: “Hai presente Piero Angela?”
Ma qualcuno a volte, anche se non troppo spesso, chiede ulteriori spiegazioni allora spiego che si tratta di un’associazione nata con l’intento di promuovere lo spirito critico attraverso un’indagine scientifica su fenomeni e fonti.
Che vuol dire tutto e vuol dire niente. In sostanza di che si occupa questo cicap?
Si tratta forse di una sorta di testimoni di Geova che porta a porta cerca di convincere la gente a non comprare riviste di oroscopo? Un gruppo di filosofi occhialuti che ipotizza come dubitare del dubbio stesso? Peggio ancora, un gruppo di sapienti venditori di libri scientifici che attraverso una piccola sede padovana cerca di smerciare ideologie atee su tutto il territorio italiano?
Insomma ne ho sentite di tutti i colori. Tuttavia da quando frequento quest’associazione una cosa l’ho acquisita con certezza: il cicap non vuole convincere nessuno.
E mi rendo perfettamente conto che se si hanno pregiudizi può non sembrare così. Quando si affrontano per le prime volte i temi sui quali il cicap si è applicato negli ultimi vent’anni, però, soprattutto se sono domande che non ci siamo mai fatti in merito a certi fenomeni, viene spontaneo essere sorpresi ed entusiasti di scoprire che spesso, anzi sempre per ora, c’è una spiegazione razionale alla maggior parte delle credenze più diffuse.
E’ divertente.
Si, perché poi la maggior parte della gente è convinta che razionalizzare un fenomeno equivalga a toglierli la magia, il mistero. No, è proprio il contrario.
Sebbene in casa mia fosse sempre girato “Scienza e Paranormale” la rivista ufficiale fino a qualche mese fa, ora sostituita dalla rinnovata ” Query”, non avevo mai pensato che ci fosse un collegamento con i miei principali interessi. Interessanti articoli, curiose scoperte, tutto molto bello si , ma non mi sentivo affatto coinvolta.
Ad ogni occasione si andava ai convegni, si partecipava agli eventi. Ma nessuno mai è venuto a tirarci per la maglia e chiederci di andare per le strade a fare proselitismo. L’idea è quella di dare mezzi ai curiosi, non protezione agli scettici oltranzisti.
Ricordo che quando cominciai a comprendere i meccanismi che regolano l’omepatia mi sentii sdegnata e schifata, e avrei avuto voglia di andare in ogni farmacia a urlare in faccia a chi vende questi prodotti , cosa pensavo di loro. Al convegno del cicap invece si feceva luce su quanto effettivamente l’effetto placebo avesse pure un’utilità (quella di non intervenire chirurgicamente quando non necessario), seppure sottolineando che di un meccanismo psicologico, non medico, si trattava.
Poi è successo qualcosa. Mi sono resa conto che approfondire determinati temi, anche solo interessarmi agli argomenti proposti, non era un fine ma un mezzo.
La mia storia, con quel poco di formazione umanistica e di interesse per la comunicazione sembrava non avere punti in comune con il percorso di questo gruppo.
Mi sbagliavo. Di grosso anche.
La fotografia, a mio parere mezzo di espressione, non si sottrae al campo di ricerca sulla comunicazione e sul linguaggio.
La storia, soprattutto quella moderna, evidenzia come nell’arco dei secoli le credenze si siano radicate, oppure come eventi si ripetano con le stesse modalità.
Il mio essere madre mi porta a chiedermi come insegnare a mio figlio a pesare ciò che arriva dai media.
Sono quasi convinta che tutti quelli che fanno di tutta l’erba un fascio, pensando che collaborare con un’associazione equivalga a iscriversi ad una setta segreta e farsi fare il lavaggio del cervello, siano i cosiddetti “pigri mentali” che non si prendono nemmeno la briga di capire di cosa si tratta
Potrei andare avanti ore evidenziando aspetti della vita quotidiana toccati dai campi di ricerca del cicap. Perché la scelta di affrontare i fenomeni quotidiani con uno spirito critico è trasversale e interessa tutti gli ambiti.
Che tristezza non entusiasmarsi per le cose che ci piacciono, che piattume non provare a trovare un modo di esprimersi e di mettere a frutto quel po’ che possiamo per qualcosa in cui crediamo. Che non vuol dire andare a suonare campanelli, far firmare petizioni, sventolare bandiere grandi come lenzuoli.
Vuol dire cercare nuovi fili da tessere e provare a crearci una tela completamente nuova.


Settembre 6, 2010 alle 5:45 pm
Sai che è proprio vero, come disse il Prof. Gigi (Garlaschelli per gli amici) le parole magiche “Piero Angela” aprono porte e menti (beh queste ultime non sempre….). Anche a me è capitato di gente che mi chiedesse del CICAP e io ho risposto “Piero Angela vent’anni fa ha avuto l’idea…..”. Lì per lì ti ascoltano anche, ma quello che a volte mi da fastidio è la convinzione di alcuni che noi (cicappini) vogliamo convertirli alle nostre idee.
Ciao
Settembre 6, 2010 alle 6:49 pm
Ci sono persone che parlano continuamente di politica, di religione, di hobbies vari eppure se io posto un link su quanto trovo assurda l’ultima bufala informatica vengo subito ammonita di essere spocchiosa o irriverente.
Diciamo che è comprensibile quanto a volte la notra parte sia quella dei “guastafeste” per quelli che “quanto sarebbe bello credere che..”.
Quello che veramente mi piacerebbe passare attraverso i miei mezzi è “quanto è incredibile quando dimostri che la realtà è ancora più interessante!”.