Italo Zannier
IL SOGNO DELLA FOTOGRAFIA
Ed. Skira 2006
Un altro lavoro che si propone di fare una sorta di “archeologia della fotografia”.
Sulla base di una ricerca delle premesse espressive che furono alla base della sua invenzione, Zannier rintraccia i precursori dell’invenzione di Daguerre.
Fin dall’antichità, la necessità di riprodurre una realtà esterna effimera in un’immagine duratura è stato il motore dell’arte.
Passando da trattati sulla luce, sui suoi effetti sui corpi, sui giochi di ombre e sui concetti filosofici legati agli specchi, Zannier racconta come l’esigenza di fissare l’immagine fosse ancora più radicata dell’esigenza di creare il mezzo stesso per fissarla.
Tiphagne de la Roche, e ancora prima J.S. Van deer Beeck, le cui opere particolarmente fedeli alla realtà vennero tacciate di stregoneria sono esempi se non di uso di meccanismi di camera oscura rudimentale, quantomeno di esigenze espressive fotografiche.
Panselenio, e infine lo scienziato seicentesco Marco Antonio Cellio sono esempi evidenti di come gli studi sull’impressionabilità di alcuni minerali (in particolare il fosforo) fossero a buon punto già molti anni prima delle discussioni sull’attribuzione del brevetto tra Daguerre e Niepce.
“Vi sono immagini che hanno forma identica ai corpi solidi, ma si tratta di immagini che sono assai diverse dalle cose sensibili, in virtù della loro sottigliezza”. Epicuro, lettere sulla felicità. 270 circa, A.C.

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