Mi piace moltissimo la musica. Sì, sono molto ignorante in materia e ho la grandissima fortuna di avere amici preparati che conoscendo i miei gusti mi consigliano i relativi approfondimenti.

Ma la cosa che mi ha sempre incuriosito in musica è perché sia così difficile fare arte sulle cose felici. Insomma, diciamoci la verità, quante canzoni che parlano e cantano di momenti felici ci sono, che siano veramente considerati pezzi rilevanti?

La malinconia dev’essere una parte integrante, perché anche laddove i testi sono pieni di speranza e riflessioni sulle contorsioni positive della vita ( mi viene in mente Binario3 di Bersani), la musica è inquieta e c’è qualcosa che resta sempre in sospeso.Binario3. Samuele Bersani e Fabio Concato

Perché in musica è così difficile creare sulla base di un sentimento positivo?

Non lo so, forse mi sbaglio. Ma in fotografia non è affatto così. L’arte si può fare su un’ immagine che trasmetta un messaggio positvo. Non necessariamente provocatorio, denunciatorio, critico, documentativo. La fotografia che ritrae un momento di gioia e di intimità o una quotidianità può diventare arte.

Ce lo dimostra J.H. Lartigue.

Jaques Henri Lartigue cominciò a fare fotografie a sette anni.

Il bello di questo fatto è che mantenne la visione di settenne anche da adulto. Vide sempre l’arte fotografica come qualcosa di magico.

Iniziò infatti ritraendo piccole scene della sua vita quotidiana di bambino di una famiglia medio borghese dei primi anni del ‘900. Chi meglio di un bambino capisce quanto importanti siano quei piccoli momenti di quotidianità e di intimità che fanno sentire “al sicuro”?

E nello stesso tempo diventare adulti, attribuendo un termine a quel senso artistico che ti fa guardare al mondo dei “grandi” nelle loro piccole grandi contraddizioni: ironia.

L’ironia di uno sguardo serio sotto un cappello sfarzoso e al limite del grottesco, o di una maschera di carnevale con la faccia di un buffo paio di baffi, addosso a un bambino in pizzi e pantaloni alla zuava.

Crescendo Lartigue non mutò la sua prospettiva di semplicità. Le sue foto, che finirono in una mostra solo nel 1963, non hanno pretese artistiche, vogliono solo documentare momenti felici o attimi di ironica quotidianità anche nei momenti in cui la vita quotidiana poteva portarlo a vedere più toni di grigio, nel primo e nel secondo dopoguerra.

Di questi periodi bui, in cui si faticava a far ripartire l’economia, in cui l’Europa viveva grandi paure, Lartigue documentava le situazioni che facevano sentire le persone tornate alla normalità: una passeggiata sulla spiaggia, un innocente volo di un aquilone, una scampagnata.

Le immagini sono incredibilmente semplici. La ricerca del mosso per dare il senso di vitalità, o anche solo per giocare, è l’unico piccolo espediente tecnico che lartigue usa. Le sue idee, come spiega nel diario che tenne combinatamente ai progetti di scatto, venivano da oggetti o situazioni semplici e si allagravano a realtà più socialmente complesse.

Sebbene le sue foto non avessero pretese artistiche, dal 1963 al 1986, anno della sua morte, i riconoscimenti sono un crescendo.

Guardando le immagini, allestite con altrettanta semplicità nelle salette del Forma, a Milano, mi sono ritrovata lungo uno dei tanti fili delle mie connessioni.

Un semplice medio borghese, con una macchina pesante e ingombrante, riusciva a fare scatti di momenti allegri in periodi come le guerre, proprio mentre gente come Eugene Smith faceva esattamente l’opposto, perché noi non riusciamo a produrre qualcosa che ci venga dalla consapevolezza del benessere e dall’ottimismo?

La fotografia forse è il mezzo migliore perché oltre a tutta la sua metafisica ha l’indiscutibile merito di raccogliere e archiviare ricordi.

Sul filo di questa connessione s’è accesa la voglia di raccogliere, come faceva Lartigue, qualcosa che testimoni che l’arte, la comunicazione di un messaggio, può avvenire anche attraverso una santa sonora risata.

Ecco, esattamente una santa SONORA risata.

Ho ancora molti dubbi da sondare e molti vincoli di cui liberarmi (primo fra tutti la totale incapacità di essere una street photographer), ma l’idea è quella di raccogliere scatti di gente che ride, ma che ride di gusto.

Nasce qui, con questo post in omaggio a Lartigue, il progetto BIG BELLY LAUGH. Gente con la ridarola, presentatevi sotto casa mia con un petofono o gli scherzetti di carnevale… io sono pronta a tutto.