ARTICOLO PREPARATO PER DFP

 

LIGTH PAINTING

Quando si pensa a questa tecnica la prima cosa che ci viene in mente è il classico giochino con la pila e la macchina fotografica, al buio, a fare scritte, forme e segnali con le scie di luce.

Beh, è proprio di questo che vorrei parlarvi oggi. Eccovi alcuni esempi di ciò che la maggior parte della gente considera un “light painting”.

Fortunatamente il mio primo approccio con il light painting non è stato questo, altrimenti , come probabilmente farete voi, mi sarei fatta due risate e avrei tenuto buona questa tecnica per serate con gli amici e foto buffe.

Dico fortunatamente perché il mio primo impatto con questa tecnica è stato subito diverso.

Sono passati diversi anni ormai da quando, sfogliando le pagine di una rivista del settore, trovai un articolo che si distingueva notevolmente dagli altri: il tono dell’articolo era invitante perché sebbene si soffermasse su alcune indagini  tecniche, in quel momento non faceva confronti sulle prestazioni di una macchina rispetto a un’altra. Addirittura iniziava illustrando il materiale usato per il progetto: una 350d, una torcia a penna, scatto remoto e cavalletto.

Quando voltai la pagina e vidi le immagini ottenute mi si aprì una finestra. Quante cose si potevano dire con quella tecnica?

Contattai Giuseppe Di Forti, protagonista del servizio, e da allora seguo il suo percorso con ammirazione. Per questo vorrei dare la parola direttamente a lui, cercando di raggiungere le istanze espressive che lo portarono a proporre quel meraviglioso progetto di lightpainting che in qualche modo per me divenne uno strumento prezioso.

Caro Giuseppe, benvenuto su DFP!

Ci racconteresti un po’ com’è nato nella tua testa il progetto di questa serie di immagini in cui il lightpainting non è un gioco, o un divertimento, ma una vera interpretazione di una tecnica a fini espressivi?

Anzitutto voglio ringraziarti per l’opportunità di poter nuovamente parlare di Light painting e di quella serie di foto che tutt’ora mi da grande soddisfazione. Il progetto è nato in maniera automatica come forma di crescita. Stanco di dedicarmi solo allo still life cercando di affinare la mano, decisi che era il momento di passare a qualcosa di più difficile come può essere appunto un corpo umano. C’era la voglia di far emergere la bellezza femminile dal profondo buio, di scolpire i suoi tratti somatici in assoluta assenza di luce. Ricordo che furono giorni molto belli ed intensi, con la complicità della mia modella nonché compagna di vita. Era finalmente un modo per utilizzare la tecnica in questione non più semplicemente focalizzando sulla tecnica ma proprio per iniziare a comunicare attraverso la stessa utilizzando un materiale così esiguo ma che permette comunque di poter esprimere grande creatività.

Come ti sei regolato da un punto di vista prettamente tecnico? Perché diciamolo, l’emozione provocata da queste immagini così evocative è fortissima, ma per creare questo pathos ci vuole la capacità di padroneggiare la luce in maniera sicura e soprattutto decisa sull’effetto che si vuole ottenere.

Giuseppe Di Forti

Certamente! Non a caso prima di passare ad un soggetto per così dire “animato”, la mia attenzione inizialmente è stata rivolta ad oggetti. Ho passato diverso tempo a cercare di capire come il passaggio della mia mano con la torcia potesse creare vari effetti a seconda della presenza di diverse variabili come la distanza dal soggetto, la velocità del passaggio, la quantità di passaggi, il filtraggio del raggio di luce, l’angolazione della mano. Indubbiamente ci vuole un minimo di pratica da acquisire per poi procedere senza problemi

Il light painting è una tecnica che generalmente viene utilizzata sugli oggetti. Tu hai avuto la curiosità di sperimentarlo usandola su modella e location. Quali possibilità creative in più ti ha dato questa scelta e quali limiti?

L’idea di usare il light painting su soggetto non è sicuramente nuova, conosco molti artisti anche miei conterranei che da anni si cimentano in quest’arte espressiva. E’ indubbiamente molto difficoltoso, non soltanto per il soggetto potrebbe muoversi durante la lunga esposizione ma anche perché entrano in gioco altre variabili che non riguardano affatto la tecnica i questione. Siamo nel campo del ritratto, quindi regole compositive differenti dallo still life, scenografia, styling del soggetto… insomma tutto deve quadrare, non è più semplicemente dipingere con la luce ma comunicare un qualcosa attraverso un’immagine d’insieme. Quindi possiamo dire che il dedicarsi al ritratto sfruttando questa tecnica contiene in se sia la grande opportunità di poter comunicare ma anche i limiti che lo stesso genere del ritratto impone.

Giuseppe DiForti

 

Ora, Giuseppe, ti stai concentrando soprattutto sulla fotografia di moda, con degli ottimi risultati: quali sono state le istanze, sul tuo percorso professionale, che ti hanno fatto propendere per questo genere di fotografia?

Oggi mi dedico quasi interamente al ritratto moda con grande voglia di imparare e di diventare un nome importante. Il light painting mi ha dato molto in questo senso, era un periodo in cui dovevo ancora trovare la mia strada fotograficamente parlando e capì che il ritratto lo era. La mia passione per la moda ha poi fatto il resto, facendomi propendere proprio per questo settore.

I prossimi progetti e qualche piccola anticipazione?

In questo momento ho diversi progetti e lavori che riguardano il fashion ma non escludo in futuro di tornare sul light painting… ci sono diversi progetti che ho in stand-by di glamour e nudo artistico. Tuttavia il tempo a disposizione è molto poco, ma non escludo anche la possibilità un giorno di usare il L.P. anche sul fashion, provando a fare qualcosa che fino ad oggi nessuno ha fatto.

Siamo noi a ringraziare te, per averci aiutato a focalizzare quanto la conoscenza della tecnica sia sì importante, ma quanto finirebbe per essere vuota se non  supportata da grande passione e voglia di esprimersi. Scopo finale di dfp.

Spero che queste foto, come lo furono per me qualche anno fa, siano di ispirazione per qualcuno dei nostri lettori.

Questo il link ai lavori di Giuseppe.

www.gdiforti.altervista.org