Napoli è stata una delle mete più interessanti visitate l’anno scorso.

Dico interessante, perchè ancora oggi non so spiegarmi se questa città mi abbia lasciata perplessa o mi sia piaciuta pazzamente. Abbiamo trascorso 4 giorni, una vera full immersion, nel periodo tra Natale e Capodanno, con i nostri soliti compagni di merende e di viaggi improvvisati.

Una cosa mi è stata ben chiara, fin da subito. Napoli senza i napoletani non avrebbe lo stesso fascino. L’atmosfera che si coglie nella città, sia nelle piazze monumentali, sia nei rioni più popolari, dà un senso al muoversi lento dei turisti, in forma di fiume tra i siti storici e i luoghi caratteristici.

Il fiume di gente sulla Spaccanapoli

L’accoglienza è calorosa, probabilmente anche per motivi turistici, ma sembra più che venga proprio da uno stile di vita. Il fatto di vivere in una grande città, qui, porta a “scontrarsi e incontrarsi” continuamente. La gente non si ignora, e lo si intuisce dalle cose meno piacevoli, come suonarsi obbligatoriamente il clacson di scooter e macchine, che uno non si spiega come possano crearsi pertugi dove passare in mezzo alle folle di gente, e da quelle più piacevoli come dialogare con chiunque nei negozi, per strada, nei mezzi pubblici.

La città è un continuo sorprenderti con scorci di storia e di arte, con grandi piazze e cattedrali, e musei a cielo aperto o ancora di più, sotto la terra, dove sono scavati cunicoli di che hanno una storia quasi parallela a quella della città soprastante; ma poi improvvisamente, dal bagno di storia e arte in cui ti senti immerso, ti ritrovi nel pieno del folklore, della tradizione partenopea, casinara e allegra, ironica e sbeffeggiante.

Proverò con le immagini a districare questi due fili, quello della storia meravigliosa, vista attraverso monumenti, chiese e piazze, e quello dell’atmosfera che li permea, fatta dalle persone che nel corso dei secoli hanno instaurato tradizioni non scritte, consuetudini.

Partiamo dalla parte storica e monumentale.

Abbiamo avuto la fortuna di alloggiare in un b&b affacciato sulla “spaccanapoli” , una sorta di viale molto lungo che attraversa la città nel suo cuore, portandoti a toccare i luoghi più caratteristici e passando da botteghe, vetrine, gastronomie di tutti i tipi.

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Obelisco dell’Immacolata, Piazza del Gesù

Vicino a noi, il bellissimo complesso del monastero di Santa Chiara, nato in epoca Angioina e ampliato nei secoli successivi, che ospita al un meraviglioso chiostro decorato con le caratteristiche maioliche. Anche qui, oltre alla chiesa, si possono visitare gli scavi che portano alla luce le prime strutture costitutive del monastero.

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Dalla Spaccanapoli una tappa obbligata sono appunto i cunicoli che costituiscono la cosiddetta “Napoli Sotterranea”. Un tessuto di gallerie che ti trasportano in una vera e propria realtà alternativa. Dall’antichità in cui questi spazi sono nati per la raccolta di materiali geologici, prevalentemente tufo, passando da sistemi di acquedotti sommersi, fino ad essere utilizzati come ripari durante le guerre.

I cunicoli stretti quanto la larghezza delle spalle di un uomo sono spesso interrotti da grandi stanze sotterranee, dove filtrava l’acqua piovana dalla superficie per essere convogliata attraverso i tunnel in giro per la città. Mi sono resa conto di non aver scattato foto in questo posto particolare perciò ne uso prese dal web.

Le tappe successive orbitano tra antico e moderno, barocco, gotico e neoclassico.

La stazione della metro, fermata di Toledo, è un importante esempio di arte contemporanea (primi Novecento): l’architetto spagnolo che la progettò, Oscar Tuquets, si servì di mosaicisti per inserire giochi di luce e riferimenti alla storia della città nelle profonde mura che separano la stazione sotterranea dalle sue uscite sulla strada.

Attraverso la funzionale metropolitana, o con un po’ di passeggiata come abbiamo fatto noi, si possono facilmente raggiungere altri importanti punti di interesse. Piazza del Plebiscito, conosciutissima, è pronta per il concerto di capodanno quindi la fotografiamo come possiamo. Riusciamo tuttavia ad entrare al Teatro San Carlo, visitandolo con la guida che ci spiega la storia della sua nascita, delle opere realizzate al suo interno e dei molti importanti musicisti e compositori che hanno calcato le sue scene.

Teatro San Carlo
Teatro San Carlo
Teatro San Carlo
Galleria Umberto I
Piazza Plebiscito
Scorci delle laterali di via dei Tribunali

Da lì è molto facile raggiungere la zona del porto, dove si trovano due imponenti castelli, conosciuti in tutto il mondo. Castel dell’Ovo, uno dei più antichi, deve il suo nome alla leggenda legata a Virgilio. Pare che il poeta sapesse di un uovo nascosto nei sotterranei del castello, sul quale si regge tutta la sorte della fortezza: se l’uovo si fosse distrutto, anche l’importante avamposto sarebbe crollato.

Castel dell’Ovo

Non molto lontano anche il Maschio Angioino, o Castel Nuovo, o Mastio Angioino. Costruito nella seconda metà del tredicesimo secolo, sotto gli Angiò, appunto. Una struttura davvero imponente che non siamo riusciti a visitare all’interno.

Maschio Angioino

Un altro meraviglioso posto che merita di essere mostrato è la Certosa di San Martino, con lo splendido Belvedere e la scalinata lunghissima che scende dal Vomero. Si sale con la teleferica, non lontano dal nostro B&b, e presto si può apprezzare questo quartiere piuttosto tranquillo e molto panoramico. Dal piazzale della Chiesa si può vedere tutta Napoli, distinguendone chiaramente piazze e quartieri. Qui siamo riusciti a vedere un primo modello in pietra del Cristo Velato: all’originale non era possibile avvicinarsi senza prenotazione, che avremmo dovuto fare almeno tre mesi prima.

Certosa San Martino al Vomero
Panorama dalla Scalinata del Vomero
Catacombe, Sant’Anna dei Lombardi.

Il nostro paese è pieno di città maestose, per monumenti e archiettura, l’arte e gli scorci naturali. Ma ciò che credo conferisca a ognuno di questi siti la sua autenticità, è l’atmosfera prettamente “italiana” che permea l’aria delle nostre città. E ogni posto ha una sua autenticità che deriva da millenni di storia peculiare, slegata da un senso di conformità alla Nazione, o allo Stato. Comuni, Città, Principati, hanno creato un background di tradizioni diverse, visioni e obiettivi storicamente differenti, nelle nostre piazze, nei nostri fori, nelle nostre campagne.

A Napoli questo insieme di tradizioni, consuetudini, punti di vista si mescolano e costituiscono il suo tessuto folkloristico. La superstizione si mescola con la tradizione, con la storia e con le leggende. L’ironia che affiora dalle statuine del presepe in via San Gregorio armeno, la ritrovi nelle battute pronte di chi ti dà indicazioni per strada o chiacchiera con te mentre ti vende un prodotto nei negozi.

L’arte del presepe
Statuine sbeffeggianti in San Gregorio Armeno

La particolare fusione tra storia e folklore si nota con la vicinanza di quartieri tremendamente diversi uno dall’altro, ma vicinissimi. Non lontano dal centro, barocco e splendente, si trovano i quartieri spagnoli, che sono l’espressione massima della cultura partenopea. Nati per rallegrare i soldati spagnoli di stanza, con attività illegali, sono rimasti nella storia sempre zone densamente popolate e popolari. Nel bene e nel male rappresentano Napoli nella sua anima più antica, umana. Ovviamente non può mancare, come in tutta la città, un riferimento a Diego Armando Maradona, che nei quartieri spagnoli però assume tratti divini.

Se maradona è un dio, gli altri non meritano grandi trattamenti!

Un filo conduttore è sicuramente il cibo. E come in tutte le città Italiane, al sud in particolare, il cibo è espressione di vicinanza, allegria, condivisione, tradizione, territorio. Non si possono fare due metri senza incotrare street food di ogni genere, ristoranti e ovviamente il bene principale di Napoli: la pizza. A partire dalla margherita, intoccabile e sacra, per arrivare alla pizza fritta, che noi abbiamo gustato sul lungomare presso “la masardona”. In molti ci hanno consigliato la famosa pizzeria storica “da Michele”. Qui è un’istituzione. Puoi scegliere tra tre pizze e due birre, niente dolci. Il problema è che per entrare c’è un numero e la coda è di quasi tre ore. Si TRE ORE. Ne è valsa la pena? Non lo so, sicuramente è un posto caratteristico, ma qui, in effetti si mangia bene dappertutto e nessuno si azzarderebbe a farti una pizza non tradizionale. Questo vale anche per i piatti tipici. Ci siamo rifiutati di fare una coda di altre tre ore per entrare ” Da Nennella” altro locale conosciuto in tutta Italia come simbolo della cucina partenopea, ma abbiamo mangiato egregiamente ovunque.

Nu babà
Non poteva mancare lui, “cuoppo” da passeggio
La nostra esperienza storica: numero 92, tre ore di coda. Ma alla fine abbiamo mangiato!

La bellezza del cibo partenopeo non passa solo dalla cucina popolare. In piazza plebiscito ci sono dei caffè storici meravigliosi e vale la pena di fermarsi per un pit stop.

Colazione speciale al Caffè Gambrinus
Caffè Gambrinus
Meraviglioso interno del Caffè Gambrinus

Ma quello che forse è il locale che mi ha colpita di più è niente altro che una pescheria, al mercato di Pignasecca. Il quartiere, pure essendo molto turistico, è famigliare; ti senti al mercato rionale della tua città e l’atmosfera natalizia, nel nostro caso, aggiunge colore alle vetrine e ai banchi dei negozietti. Il 29 dicembre si può bere l’aperitivo all’aperto con la giacca leggera e pure aperta. La pescheria finisce il suo servizio di negozio e utilizza ciò che è avanzato sui grandi banchi del pesce per preparare semplici piatti ai turisti, trasformandosi in osteria improvvisata. Due tavolini di plastica, quattro sedie e pure la ricevuta.

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Spaghett a’ vongole

Non è mancato anche un giro sul double bus dal porto alla collina di Posillipo. In estate deve essere un panorama mozzafiato.

Per concludere, riprendo il concetto espresso all’inizio di questo articolo. Napoli è meravigliosa, maestosa e monumentale nelle sue piazze, nei suoi vicoli, nella sua architettura e storia. Ma senza l’atmosfera creata da secoli di “napoletaneità” non sarebbe la stessa città. Qui ogni dettaglio è, come direbbe la generazione di mio figlio, “instagrammabile” molto più dei grandi panorami e ogni attimo trascorso in città ti lascia a bocca aperta. A volte anche in senso negativo, perchè il traffico ti travolge, nel senso stretto del termine: gli scooter che sfrecciano in mezzo alla folla rischiano veramente di ucciderti e per le strade non è difficile assistere a tentativi di borseggiamento (ma dove c’è un fiume di gente è probabile dappertutto). Ma sicuramente l’atmosfera sorprende in senso più positivo: l’accoglienza delle persone nei locali, per strada, è verace, nel suo significato più bello. Non si tratta solo di mettere a proprio agio i turisti, ma di tentativi di farli sentire a casa attraverso una schiettezza antica.