DISCLAIMER: articolo puramente personale, con picchi di orgoglio materno e fasi di ironia per mascherarlo. E anche sprazzi di ubriachezza dopo i matti festeggiamenti per avere di nuovo casa riordinata e pulita e tre quarti delle lavatrici in meno da fare.

Da genitori, spesso, non è facile fare un passo indietro. Accettare che la vita di tuo figlio è solo sua e che arriva un momento in cui le sue scelte potrebbero non essere quelle che tu avevi immaginato per lui. E magari pensi pure che sbaglia e se ne pentirà.
Eppure è proprio così. La vita è solo sua.
E se il mio ha deciso di non studiare quello che io mi aspettavo e nemmeno quello che avrebbe mai voluto suo padre o i suoi nonni, se ha deciso di lavorare anche se non aveva bisogno di rendersi autonomo economicamente, se ha deciso che la scuola che ha sopportato negli ultimi anni va “redenta” con un percorso di nuovi studi, che lo facciano più felice di quanto la filosofia, la chimica o la matematica lo abbiano mai fatto… lo devo accettare. Non sono sicura di averlo ancora fatto del tutto.

Da quando lavora gli è tornata la voglia di studiare, Gastronomia, non veterinaria come ci aspettavamo. E sogna. Sogna ancora. Sogna un futuro in qualche importante cucina e una stella Michelin magari. Sogni che mirano in alto, ma non è questa l’età per mirare?
Da quando lavora, esce e arriva in servizio mezz’ora prima di ogni turno, anche se fa 9 ore.
Da quando lavora torna a casa con un sorriso da un’orecchia all’altra, cosa che non è mai successa nell’ultimo anno di scuola, nonostante abbia avuto momenti decisamente divertenti con gli amici e anche con alcuni professori.
Vedo di nuovo quella scintilla nei suoi occhi. La vedo soprattutto ora che le diverse proposte di lavoro lo hanno costretto a fare scelte importanti, per un 19enne. Il fatto che la sua professionalità e il suo sacrificio siano riconosciuti ( e non con un voto sul registro virtuale) lo aiutano quotidianamente a costruirsi un’identità.

E lui ha voglia di imparare, ha quella sete di conoscenza e di esperienza che avrei voluto tanto vedere in altri settori.
MA è felice. E io non posso fare altro che essere felice per lui. Se non sarà la sua strada, se si accorgerà di aver sbagliato, almeno non potremo rimproverarci di non averlo sostenuto mentre provava a realizzare i suoi sogni. Anche perché, con grande orgoglio, lo sta facendo con i suoi mezzi.
Quindi ora è il tempo di nuove esperienze, mettere nel proprio bagaglio un po’ di cose da portarsi dietro ad ogni tappa. Si parte con la classica esperienza di stagione lavorativa in montagna.
Spero che viva questa come un’opportunità ma anche con la leggerezza di chi sa cogliere sempre i lati positivi. Essere fuori casa è un momento importante: diversa da una vacanza studio, scelta da lui per lavorare e scelto da loro tra più di 100 curriculum per l’interesse con cui pare si sia presentato.
Non descrivo le mille preoccupazioni che ci passano per la testa, ma gli auguro di imparare tanto (oltre che a fare i pomodorini confit, anche a tenere in ordine la camera, e magari a guidare in montagna).

Gli auguriamo che l’entusiamo lo stravolga, tanto da non fargli pesare la fatica e la lontananza dagli affetti. Che quell’entusiasmo gli faccia venire voglia di approfondire, scavare, studiare e capire.
Figlio…Contieni le cazzate per cortesia, e cerca di perdere un po’ di bimbominkismo. Sii felice, come in questi ultimi giorni, quello già si vedeva.
