Pensieri Sparsi… di frontiera e di cavalli.

Gli Stati Uniti hanno la presunzione di essere diversi dagli altri. Di essere un punto di arrivo della storia, che può fare a meno del passato. (Stanley Hauerwas)

In più di un’occasione, scrittori e critici Europei fanno riferimento al fatto che gli Stati uniti sembrano “non avere storia”. Non è affatto vero.

Tutto ha una storia.

Le fonti che la costruiscono possono essere più o meno esplicite, artistiche o scritte ma di fatto, l’America ha una storia, vecchia quanto la nostra.

La storia di cui hanno tracce è talmente valorizzata da renderla quasi paradossale.

Facendo questa considerazione penso soprattutto al culto dell’antiquariato che ho rilevato in questi paesi. Ho imparato che anche un paio di vecchie scarpe pescate da un torrente, con il giusto contesto e una storia da raccontare, diventano incredibilmente affascinanti.

Hulett
Alladin
Alladin
Alladin. Distributore di benzina

La frontiera c’è ancora. E non parlo della frontiera che divideva il mondo civile dai selvaggi, ma di quello spirito che univa le carovane alla ricerca del sogno di una nuova vita, le spingeva ad andare avanti in condizioni veramente proibitive. La voglia di scoprire, di sperimentare, di domare la natura fino ad essere una parte attiva del proprio mondo, quello è ancora tutto lì. La frontiera si vede in queste vittorie e sconfitte nella continua battaglia uomo-natura. Pare che durante l’inverno, quest’ultima, abbia la meglio, ma l’uomo, grazie alla tecnologia frutto del suo ingegno, non è più in una battaglia impari.

Old trail town, Cody
School Old trail town Cody
Old trail town Cody

I cavalli sono un mezzo di trasporto (ancora oggi, certo), un bene primario. amici inseparabili, la principale attività e strumento del lavoro dei ranch.

Cavalli all’abbeverata
Raduniamo i cavalli con il quad

Per noi, che stiamo ore a fare doccia, toletta, sgrovigliante, grasso agli zoccoli al nostro cavallo, un branco di 50 cavalli lasciati liberi su una immensa collina, tutti insieme, è una cosa impensabile. Eppure nessuno di quei cavalli aveva un graffio, un piede gonfio, una fiaccatura sul garrese o ragadi al sottopancia. Prima di ogni uscita venivano controllate le sellature, lo spessore dei sottosella e i morsi. Non solo per la sicurezza delle persone, ma anche per il benessere dei cavalli. Qui non si fanno l’oretta di passeggiata sull’argine. Qui si parla di 3 o 4 ore al mattino e almeno un paio al pomeriggio. E quando ci sono i vitelli da spostare il lavoro potrebbe essere senza interruzioni in scuderia.

I cavalli che non vengono usati, tornano al pascolo

Sono bestiole domate a passeggiate su passeggiate, km su km, con cowboys sapienti e poi clienti inesperti di tutti i livelli. Sopportano tutto, anche la fifona di turno, cioè la sottoscritta, che si guarda continuamente intorno per paura di cadere, che il cavallo inciampi su un sasso, o che perda l’appoggio su quel ripido pendio che sembra un dirupo (e su cui Ferdi tornava sempre a vedere che io non fossi morta dalla paura). Ma se ti fai capire decentemente, sanno rispondere bene e difficilmente ti metteranno in pericolo.

Eppure il cavallo magicamente scompare davanti a una mandria di vitelli da radunare o muovere. Insomma, se l’obiettivo non è lo stesso cavallo, ovviamente l’attenzione si sposta. C’è un lavoro da fare. Non esiste più il “dove si passa?”, ” dove andiamo?”, ” ce la farà?” “sarà pericoloso?” (e nel mio caso “c’è una discesa?”) Ma tutta l’attenzione si concentra sul bestiame: evitare che si creino buchi nel treno dei vitelli, che permetterebbero a qualcuno di essi di tornare indietro o scappare dal gruppo, sparpagliarsi o prendere direzioni non controllabili. Per questo è importante coordinarsi e distribuirsi bene intorno alla mandria, ascoltando bene le indicazioni di chi guida. E soprattutto non correre che i vitelli si spaventano!

Quando scendi da cavallo dopo un lavoro così, ti accorgi di aver provato una gamma infinita di emozioni: dalla soddisfazione, alla gioia, alla fatica e alla preoccupazione. L’adrenalina che gira in corpo ti fa sentire dolente ogni singolo muscolo.

La frontiera diviene quasi una metafora della vita quotidiana. La scoperta, la conquista, la fatica, la felicità, le difficoltà, le eventuali cadute, l’appoggio di chi ti è vicino, la condivisione, il lavoro duro…c’è ogni singolo ingrediente di un romanzo di frontiera della migliore letteratura americana. La vita di ognuno di noi in fondo è una piccola frontiera quotidiana. E ogni giorno ci comportiamo da cowboys o pionieri che la affrontano con speranza, paura, entusiasmo, coraggio. Concreti, semplici, aperti.