Nell’ultimo anno ho seguito questi strani fili musicali con un po’ di curiosità. La mia quasi totale ignoranza, toccata dalle istanze espressive dettate dalla fotografia, ha sentito il bisogno di iniziare ad essere colmata in qualche modo.

Ecco allora i fili ripartire e rincorrersi in nuovi percorsi. Ma questo groviglio non lo posso affrontare da sola. Anche nella fotografia ricordo ogni singolo spunto che mi è stato dato e ho fatto mio e anche dove i fili che mi legavano a quelle persone si sono spezzati, apprezzo lo stimolo a nuove ricerche, a dipanare nuove matasse a provare nuovi gomitoli per le mie tessiture.

La musica è un ambito ancora sconosciuto e anche qui mi affido a persone che ritengo più sensibili a quel linguaggio perché mi consiglino, perché conoscendomi possano individuare nel loro bagaglio di conoscenze qualcosa che potrebbe servire anche nel mio bagaglio. Un ottimo modo, a mio parere, di allargare i miei panorami: chi ti consiglia una canzone e un genere, in realtà ti regala sempre un pezzettino di sé ed è bello conoscere la gente anche attraverso questo canale; quindi ringrazio Marco che mi ha aperto gli occhi su generi che non sapevo nemmeno esistessero, ringrazio il gruppo di Storiadellamusica.it che con accortezza e ironia fa recensioni delle quali posso sempre fidarmi, e infine ringrazio Matteo, che mi sta infettando con quel gran virus di Ryan Adams.

A quest’ultimo ho chiesto due righe, di getto, sull’autore e senza risparmiarsi troppo, Matteo ha scritto un breve articolo che però riassume efficientemente tutto il panorama musicale legato a Ryan.

Lo leggete qui.

http://ciniega.blogspot.com/2010/08/ryan-adams.html

Perché Ryan mi piace? Non lo so onestamente, è un folle. Penso sia l’unico che non riesco minimamete a comprendere quando scrive, pure scrivendo in americano.

Eppure la sua musica ha una grande varietà di approcci, mentre la costante, un po’ come il modo in cui vedo la fotografia, è il dettaglio: la sua cura, la sua freschezza, l’ironia con la quale si ferma a gestirlo.