Ultimamente ci rifletto spesso. La fotografia ha veramente unito tutto ciò che mi entusiasma, mi coinvolge e mi stimola. Paradossale, ma ha fatto in modo che ogni piccolo ambito della mia vita che ha toccato in questi anni abbia ricevuto nuovo impulso a svilupparsi e aprirsi.

La musica, tra questi ambiti, era quello che ovviamente non avevo considerato. Come al solito. Fantozziana, quando mi fossilizzo a raschiare il fondo del barile senza guardare se c’è ancora qualcosa sui lati.

I primi abbinamenti sono stati un’esercitazione. Cosa c’è di meglio per imparare a progettare il messaggio di un’immagine, che prendere il messaggio (verbale) di una canzone e provare a renderlo visivo?

Ma non volevo soffermarmi su questo settore, l’audiovisivo e la scelta di un testo offrono davvero milioni di spunti e permettono di scattare una foto senza collegarla alla successiva, solo per il concetto di quel dato testo, di quella precisa musica. E’ quello il suo discorso.


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Discorsi espressivi: verbale e visivo. Forse ci stiamo arrivando. Di nuovo perseguitata da questa pulce nell’orecchio della comunicazione dovevo trovare il punto in cui questo filo conduttore arriva al resto della matassa fotografica.

Ci è voluta la serata con un grande artista americano, songwriter, musicista e … ebbene sì, fotografo a darmi la chiave per le mie paturnie fotografiche.

Neal Casal

Ho ascoltato Neal Casal grazie al suggerimento di un amico che mi conosce musicalmente meglio di quanto io conosca me stessa e sono andata alla sua esibizione quasi per sbaglio. Segnalato su twitter con i suoi commenti ad ogni tappa, non potevo perdermi il suo passaggio per la campagna bolognese.

Poca gente, locale aperto e gestori sorridenti. La sorpresa è stata proprio Neal. Preparata a fare una sorta di reportage di fotografia di scena, non diversamente da ciò che faccio in teatro, mi sono trovata davanti un uomo sorridente, quasi timido, che ha proposto la sua musica senza protagonismo, con naturalezza.

La sua musica, appunto, liscia come l’olio, si lascia ascoltare quasi con il sorriso sulle labbra. Non mi sono mai occupata di musica (non senza aver il rimpianto di non saperla nemmeno leggere) e non saprei recensire la produzione di Neal Casal. So che mi piace la sua voce, raffinata e “amica”, sicura sui toni necessari. E’ definito Alternative Country.

In qualunque modo sia definito, ci rivedo le sue foto. E ci trovo addirittura qualcosa in comune con i miei gusti fotografici. Neal non è un professionista fotografo, è un appassionato e ci racconta sorridendo come in questi giorni trova il tempo di girare per l’Italia e l’Europa con la sua Leica prima di suonare.

A mio avviso è un fotografo più completo di tanti professionisti. Ha il gusto per i dettagli, gioca con gli sfuocati e la profondità di campo con attenzione. Ci sono foto, nel suo sito, che testimoniano una ricercatezza per le linee di fuga, la prospettiva, l’equilibrio delle forme. Fin qui sorrido, perché è proprio il genere di fotografia (e se vogliamo leggere il parallelo, anche di musica) che piace a me. Ma Neal Casal sembrerebbe essere anche un perfetto street photographer.

Non di certo un reporte d’assalto, non un Lewis Hine. Ci sono pezzi di Stieglitz in alcuni bianchi e neri e mi ricorda la prima Arbus nella ricerca dei dettagli più ironici.

Cattura angoli di States con la stessa delicatezza e ironia con la quale ritrae oggetti e persone. Ha un occhio per i riflessi e per le situazioni naturalmente artistiche della vita urbana.

 

Nel suo libro dedicato al lavoro con i cardinals si può cogliere un ulteriore aspetto della sua visione fotografica. Quello forse più coinvolto ed emotivo. Con i bianchi e neri poi dimostra un’ulteriore sensibilità.

Osservando i suoi lavori, il suo modo di essere con la gente e sul palco, e ascoltando la sua musica mi chiedo se la nostra necessità espressiva non sia il vero filo. Che si esterni in immagini, musiche o pitture racconta forse più di noi di quanto ritragga la realtà.

La cosa ancora più bella è comprendere quanto le distanze tra la gente si disattivino di fronte alla musica, alla fotografia, alla comunicazione. Da questo punto di vista ci si accorge quanto la società stia cambiando. Un tempo per poter costruire un minimo di rapporto con qualcuno con i tuoi stessi interessi ci volevano mesi, anni. Ora questi fili che conducono alla matassa non solo guidano, ma legano. Legano le persone con interessi complementari e le mettono tutte sullo stesso piano: la voglia di crescere, di conoscere, di comunicare. Ecco che grazie a una serata in mezzo alla campagna bolognese, le mie conoscenze musicali si allargano, si arricchiscono. Il mio modo di vedere la fotografia riceve nuovi spunti e magari nuove linee empatiche.